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Lingua italiana

 

 

Accademia della Crusca

L' istituzione di riferimento per chi ama la lingua italiana e il suo corretto uso. E' interessante tutto il sito: molto utile e interessante la sezione "La lingua in rete"  dove si trova anche il servizio (gratuito) di consulenza online. Divertente "La Crusca in gioco".

O voi che mi leggete: diffondete codesto verbo!  

 

Vecchie parole e modi di dire romaneschi (e dintorni) 

Si accettano molto volentieri suggerimenti di elementi nuovi e integrazioni. 

 

L' italiano, magnifico idioma

Riporto volentieri questo post tratto dal blog  "Quelli di Zeus" (consiglio di leggere anche i commenti annessi)

"L' italiano è una lingua fantastica, piena di sottili sfumature, viva, in costante aggiornamento, e tutti i suoi mutamenti e le sue evoluzioni sono lo specchio della società che li genera. Siamo un popolo di gente che corre da mane a sera, facendo del carpe diem la propria filosofia di vita, e le sibilline abbreviazioni (da me fortemente deprecate) che proliferano via sms, chat e forum ne sono la prova tangibile.
Noi adoriamo utilizzare gli anglicismi, perchè l'inglese è la lingua della tecnologia, dell'informatica, del futuro (e pensare che gli inglesi vanno pazzi per i termini neolatini!) e ci piace adoperare a profusione sinonimi e litote, per attenuare il tono di qualunque cosa venga detta nell'ottica del politically correct.
L'italiano è in evoluzione...
Se fosse possibile, però, io preferirei reinstallare la versione meno aggiornata, quella che non sostituiva lavoratori con risorse umane, utenti con clienti, cittadini con consumatori ..."

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Piuttosto che...

Da qualche anno è invalsa l'usanza di adoperare il termine "piuttosto" nel significato di "oppure" anziché di "invece", come sarebbe giusto. Il risultato è che si comunica un qualcosa che è opposto all' altro, con la conseguenza che non si capisce cosa si voglia dire.
es. "Io vado al mare piuttosto che in montagna": SBAGLIATO nel significato di "Io vado al mare oppure in montagna"
es. "Io vado al mare piuttosto che in montagna": GIUSTO nel significato di "Io vado al mare invece che in montagna"
Questa deleteria abitudine si è sparsa sia sulla carta stampata, sia in televisione e sia nel linguaggio parlato in genere. A tal proposito estrapolo dall'interessante articolo "Uso di piuttosto che con valore disgiuntivo" tratto dalla rubrica "Consulenza linguistica" dell' Accademia della Crusca:
"...Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l’infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante l’estrema pervasività e l’infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l’evolversi dell’italiano di consumo.
Non c’è giorno che dall’audio della televisione non ci arrivino attestazioni del piuttosto che alla moda, spesso ammannito in serie a raffica: «... piuttosto che ... piuttosto che ... piuttosto che ...», oppure «... piuttosto che ... o ... o ... », e via con le altre combinazioni possibili. Dalla ribalta televisiva il nuovo modulo ha fatto presto a scendere sulle pagine dei giornali: ormai non c’è lettura di quotidiano o di rivista in cui non si abbia occasione d’incontrarlo. E purtroppo la discutibile voga ha cominciato a infiltrarsi anche in usi e scritture a priori insospettabili (d’altra parte, se ha prontamente contagiato gli studenti universitari, come pensare che i docenti, in particolare i meno anziani, ne restino indenni?).
Gli esempi raccolti nel parlato e nello scritto sono ormai innumerevoli e le schede dei sempre più scoraggiati raccoglitori (è il caso della sottoscritta) si ammucchiano inesorabilmente. Eppure non c’è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell’inammissibilità nell’uso dell’italiano d’un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o. Intendiamoci: se quest’ennesima novità lessicale è da respingere fermamente non è soltanto perché essa è in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); la ragione più seria sta nel fatto che un piuttosto che abusivamente equiparato a o può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio..." (Ornella Castellani Pollidori in La Crusca per Voi n.24, aprile 2002)

 

Assolutamente

"Assolutamente" è un avverbio che, in un contesto di positività o negatività, ha un valore di rafforzamento perentorio del "" oppure del "no": anche quando questi siano sottintesi, purché però chiaramente estrinsecati nel discorso.
Si è tuttavia diffuso, soprattutto nel linguaggio parlato, un uso in cui si attribuisce ad "assolutamente" (senza l' aggiunta del "sì" o del "no") una prevalente valenza di positività nel significato di "certamente sì" piuttosto che di "certamente no". Anche quando questa chiarezza non traspaia dal contesto. Ciò può ingenerare ovviamente degli equivoci; se io domando, ad esempio:
"Non stai bene?" e mi si risponde: "Assolutamente!" cosa vorrà dire l'interlocutore? "Sì, non sto assolutamente bene" oppure "Assolutamente no (che non sto bene): sto benissimo".
Io mi diverto alla sorpresa perplessità dello stesso quando gli domando: "Assolutamente sì o assolutamente no?"
Una dotta disquisizione sulla materia la si trova nell' articolo di  Vera Gheno in  La Crusca per Voi (ottobre 2003, numero 27)

Un verbo per lo scanner
"Nel numero 9 de "La Crusca per Voi" Giovanni Nencioni così si era espresso sulla questione dell'accoglimento di forestierismi tecnici nell'italiano:
"... Ovviamente in ambienti tecnici, e dove non ci sia perfetta coincidenza semantica, il forestierismo è, oltre che lecito, necessario. Ma fuori dall'uso strettamente tecnico e della comunicazione informatica, che per la sua fulmineità ed universalità esige una lingua unica, senza l'impaccio e il possibile equivoco della traduzione, assumere, oltre tutto, una parvenza di tecnici ostentando termini inglesi non mi pare neppure cosa di buon gusto; quando invece i veri tecnici tendono, in ambiente italiano, a italianizzare alla meglio gli stessi anglismi, formando ibridi come softuerista, softuerizzare, scannerizzare, formattare, che sono tuttavia segno di una buona coscienza linguistica, queste formazioni possono essere accolte."
La riflessione di Nencioni appare ormai acquisita dai più recenti dizionari che registrano queste forme, come il Grande Dizionario Italiano dell'uso curato da Tullio De Mauro in cui si trovano, con la stessa accezione di 'acquisire le immagini attraverso lo scanner', scandire, scannare, scannerare, scannerizzare, e anche eseguire una scansione (e scansionare, termine non contenuto nel De Mauro ma molto usato) e il forestierismo puro scanning. Quindi massima libertà di scelta."
Personalmente aggiungo: "scandire" mi viene di associarlo a qualcosa di sonoro, "scansionare" a qualcosa di ottico ma legato a strumenti già esistenti (la scansione del "pennello" del cinescopio televisivo...). Lo scanner è un' apparecchiatura recente con una sua peculiarità d'uso legata alla copiatura di immagini all'interno di un computer: non ci vedo nulla di male ad attribuirgli un verbo anch' esso peculiare. Per me va benissimo "scannerizzare". Unicuique suum.
 

Abbastanza

- Come stai?
- Abbastanza!
Beh!, la risposta mi spinge a chiedere: "Abbastanza bene o abbastanza male?"
Abbastanza è un avverbio e questa è la definizione di avverbio tratta dal De Mauro/Paravia:
"...parte invariabile del discorso che serve a modificare o a specificare il significato di un verbo, di un aggettivo o di un altro avverbio o anche di un’intera proposizione..."
Quindi, se non c' è almeno uno dei succitati elementi, "abbastanza" non vuol dire proprio niente.

 

Forestierismi
Dallo sceneggiato (fiction, per chi si è scordato l' italiano!) "RIS" (canale 5, ore 22,30 circa, 9.1.06). Uno dei personaggi rivolgendosi ad un altro a proposito del guasto di una fotocopiatrice: "...rintraccia il service che ha fatto il lavoro e fatti dare il nome del tecnico..."
Ora, nella presunzione che lo sceneggiatore sia italiano, vorrei sapere per quale motivo non ha adoperato la parola "DITTA" anziché "service" (e deve anche essere schizofrenico perché più avanti lo ha fatto).
La domanda è retorica, ovviamente: in un paese in cui anziché esserci il Presidente del Consiglio, il Capo del Governo o il Primo Ministro, c'è il "Premier" non ci si può aspettare altro. Se non rispettano la lingua le Massime Istituzioni, come si può pretendere che lo faccia il popolo? Ecco che così siamo inondati di "center" di tutte le sorta: ricordo di aver letto che l' ufficio lavoro (o agenzia del lavoro) di un comune italiano era stato denominato "job center" (sic!). Non faccio altri esempi perché purtroppo fanno parte della quotidianità di ciascuno: voglio fare però una riflessione.
Siamo l'unico paese che soffre di questa pigrizia mentale o di questo provincialismo che ci fa adoperare espressioni straniere (per lo più inglesi, anzi, americane) anche quando possiamo usare tranquillamente le nostre. Ora io non voglio dire che non si debbano introdurre nella lingua anche parole ed espressioni di derivazione straniera quando queste servano ad indicare cose e concetti del tutto nuovi ed originali: basti pensare alla parola "computer" che si è attestato solidamente nella lingua italiana fino a farne ormai parte (così come a suo tempo successe per la parola "sport"). Anche gli antichi romani del resto, se incontravano cose nuove ne recepivano anche la denominazione (magari attribuendovi una declinazione). I francesi esagerano, a mio avviso anche in modo un po' ridicolo a volte (pensate a l' "ordinateur" per non accettare "computer"), nella difesa della purezza ad oltranza della lingua, ma da noi c'è una sottomissione che non è solo sciocca ed inutile, è anche pericolosa per l'economia.
La lingua è una delle caratteristiche principali di un popolo e la lingua italiana, anche se non è tra le più diffuse, è tra quelle più apprezzate. Agli stranieri piace sentire parlare italiano, in particolare agli orientali: un turista vuole sentire parlare italiano. E poi come si può pretendere di difendere e promuovere il "made in Italy" se non siamo neanche capaci di difendere la nostra lingua?

 

Dialetto romanesco

"Il dialetto romanesco comprende tutte le parole della lingua italiana corrente, spesso con piccoli storpiamenti di pronuncia (per esempio la “l” seguita da consonante viene sostituita dalla “r”, molte parole piane sono spesso troncate all‟accento tonico, e così via). Qui sono riportate solo le parole che non sono nell‟italiano formale o che in romanesco hanno significato o sfumature di significato differenti. O che sono nate nel dialetto e poi sono passate (o stanno passando) nella lingua.
Molte parole non sono originate nel romanesco, ma sono qui state importate da altri dialetti italiani. Nella seguente lista di parole, ogni lemma è associato ad una classe:
A – parole a rischio di estinzione;
B – parole comunemente usate
C – parole ormai entrate nell'Italiano comune (ancorché popolaresco)
D – altro (recenti acquisizioni, neologismi,...)
Nota: parecchie parole romanesche hanno varie dizioni e varie grafie. In particolare tutte le parole comincianti con in... o (im…) sono pronunciate spesso con la i muta". (cit. dal sito: Trattoria romana)


 

 

 

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